Prima di partire guardiamo le previsioni. Se vediamo sole prenotiamo più volentieri, se compare la pioggia magari aspettiamo. E quando tante persone fanno contemporaneamente la stessa cosa, cambia anche il prezzo delle camere. Uno studio dell’Università di Bologna, che ha analizzato anche Riccione, ci aiuta a capire quanto.
Fa molto caldo in città.
È mercoledì, il fine settimana si avvicina e comincia a venirci voglia di partire.
Apriamo il meteo: sole, 31 gradi, mare calmo.
Poi cerchiamo un hotel a Riccione.
Oppure facciamo il ragionamento opposto. Cerchiamo un po’ di fresco, qualche passeggiata, il bosco, l’aria dell’Appennino. E allora 1.100 metri di quota, come al Relais Sant’Alberico, cominciano ad apparire improvvisamente molto invitanti.
È una decisione che molti di noi prendono ormai così.
Non necessariamente a gennaio, pensando alle ferie di agosto.
Magari tre giorni prima di partire.
Ed è proprio qui che il meteo comincia a entrare anche nel prezzo delle nostre vacanze.
C’è stato un tempo in cui partire significava soprattutto scegliere un periodo.
Due settimane al mare. A volte tre.
Se durante la vacanza pioveva un giorno, pazienza. Si leggeva qualcosa, si faceva una passeggiata, si pranzava con calma. Il giorno dopo probabilmente sarebbe tornato il sole.
Oggi il nostro tempo libero è molto più frammentato.
Partiamo più frequentemente, ma spesso per periodi più brevi: qualche giorno, un weekend, due notti. A volte persino una sola.
E quando abbiamo soltanto due o tre giorni a disposizione, è naturale diventare più esigenti.
Se posso scegliere, perché non partire proprio quando le previsioni mi promettono le giornate migliori?
Così controlliamo il meteo prima di prenotare.
E non siamo gli unici a farlo.
Qui entra in gioco un meccanismo semplicissimo.
Se per il prossimo weekend le previsioni annunciano sole e caldo, aumenta il numero delle persone che hanno la stessa idea nello stesso momento.
Le ricerche crescono.
Le camere disponibili cominciano a diminuire.
Le tariffe più convenienti vengono prenotate per prime.
E progressivamente il prezzo medio delle camere ancora disponibili aumenta.
Quando invece le previsioni diventano meno invitanti, la domanda rallenta.
Rimangono più camere libere e può essere più facile trovare un’offerta interessante o un buon last minute.
Oggi ci sono algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale che modificano i prezzi in modo continuo, e questo accade per i voli aerei come per gli hotels.
Ma non è il termometro a decidere il prezzo, e nemmeno l'algoritmo.
Sono le nostre decisioni.
Il meteo le influenza e il mercato, semplicemente, le registra.
A confermare questo comportamento arriva uno studio realizzato da ricercatori dell’Università di Bologna e dell’Università di York e pubblicato sulla rivista scientifica Tourism Economics.
La ricerca ha osservato le variazioni dei prezzi di circa 1.300 hotel in sette destinazioni turistiche, confrontandole con le previsioni meteorologiche.
Tra le località analizzate c’è proprio Riccione.
I risultati sono significativi.
Nelle destinazioni di mare, tra maggio e giugno, la previsione di pioggia è associata mediamente a prezzi inferiori del 10,4%.
Un grado in più nella temperatura prevista è invece associato a un incremento medio del 2,8%.
In luglio e agosto l’effetto rimane, anche se diventa leggermente meno marcato: una previsione di maltempo è associata mediamente a una riduzione del 7,8%, mentre ogni grado in più corrisponde a circa un 2,2% di aumento.
A settembre e ottobre cambia ancora qualcosa: l’effetto della pioggia sui prezzi si riduce molto, mentre una temperatura più alta torna ad avere un peso particolarmente significativo.
Numeri interessanti, soprattutto perché raccontano quantitativamente qualcosa che nell’attività alberghiera osserviamo ogni giorno.
Ma attenzione: il meteo è soltanto uno degli elementi che formano il prezzo di una camera.
Prendiamo due giornate con lo stesso cielo azzurro, la stessa temperatura e lo stesso hotel.
Una è lunedì.
L’altra è sabato.
È molto probabile che il prezzo sia diverso.
Anche parecchio.
L’esperienza dimostra che in alcuni periodi un sabato può facilmente costare il 30% in più di un lunedì, semplicemente perché molte più persone vogliono partire proprio quel giorno.
Poi ci sono le festività, i ponti, gli eventi, il numero di camere ancora disponibili, la durata del soggiorno, il periodo dell’anno.
Il prezzo alberghiero contemporaneo è quindi sempre meno una semplice etichetta legata alla vecchia distinzione tra “alta” e “bassa stagione”.
È piuttosto una fotografia continuamente aggiornata dell'incontro tra disponibilità e domanda.
E oggi quella domanda può cambiare velocemente.
A volte basta persino una previsione meteo.
C’è però anche un altro lato della storia.
Vediamo la nuvoletta con la pioggia sul telefono e rinunciamo a partire.
Poi arriva sabato.
Piove mezz’ora al mattino.
Alle dieci è già tutto finito.
Oppure il temporale previsto passa qualche chilometro più a sud e a Riccione non arriva affatto.
Naturalmente non succede sempre. Ma chi frequenta le località di mare sa quanto possa essere difficile trasformare una previsione generale in una certezza su ciò che accadrà esattamente davanti al nostro ombrellone.
E così qualche volta accade qualcosa di curioso.
Chi ha prenotato nonostante una previsione meno favorevole trova più disponibilità, meno confusione e magari anche un prezzo migliore.
E il sole?
A volte arriva anche quello.
Qui cambia il mestiere dell’hotel.
Perché nessun albergatore può promettere il sole.
Può però chiedersi una cosa molto più concreta:
se oggi piove, i nostri Ospiti possono comunque trascorrere una bella giornata?
È una domanda che per noi conta parecchio.
All’Atlantic Hotel di Riccione piscine e idromassaggi coperti e riscaldati, insieme agli ambienti dedicati al benessere, permettono di continuare a godersi il soggiorno anche quando fuori il tempo decide diversamente.
Al Relais Sant’Alberico succede qualcosa di simile: in montagna il tempo può cambiare rapidamente, ma la Spa indoor offre immediatamente un’altra maniera di vivere la giornata.
Non sostituisce una passeggiata nel bosco o una giornata sulla spiaggia.
Semplicemente, la vacanza non si interrompe perché fuori piove.
Gli autori dello studio suggeriscono anche la possibilità di offrire forme di copertura contro il maltempo.
L’idea è stimolante.
Una vera assicurazione, però, apre immediatamente molte domande.
Quanto deve piovere?
Per quanto tempo?
In quale punto della destinazione?
E soprattutto: possiamo davvero stabilire che una giornata di vacanza sia stata “persa” perché per qualche ora non c’è stato il sole?
C’è poi una considerazione molto pratica: una parte di quel rischio è già compensata naturalmente dal mercato.
Se la previsione di brutto tempo riduce la domanda, spesso diminuisce anche il prezzo necessario per trovare una camera disponibile.
Più interessante potrebbe essere qualcosa di molto più semplice.
Non un rimborso.
Non un risarcimento.
Un piccolo bonus per tornare.
Se il tempo è stato davvero poco generoso durante il soggiorno, perché non lasciare all’Ospite un vantaggio da utilizzare in una prossima occasione?
Non perché l’hotel sia responsabile della pioggia.
Ma perché tutti abbiamo a cuore la gratificazione di chi ci ha scelto.
Una maniera sorridente per dire:
questa volta il sole si è fatto desiderare. Vieni a cercarlo di nuovo.
Certo.
Lo facciamo tutti.
Ma forse possiamo imparare a guardarlo in modo un po’ diverso.
Una bellissima previsione può voler dire maggiore richiesta e quindi prezzi più alti.
Una previsione incerta può invece aprire qualche opportunità interessante.
Un lunedì può costare molto meno di un sabato anche con lo stesso identico sole.
E una nuvoletta sullo smartphone non significa necessariamente una giornata persa.
Alla fine scegliamo sempre tra tante variabili: tempo disponibile, prezzo, distanza, servizi, voglia di partire.
Il meteo è diventato una di queste.
Probabilmente più importante di quanto fosse ai tempi delle lunghe villeggiature.
Ma c’è una cosa che le previsioni non possono ancora misurare:
quanto abbiamo voglia di concederci qualche giorno di vacanza.
L’articolo prende spunto dalla ricerca Have you ever priced the rain? Unravelling how the weather forecasts affect prices in the hospitality industry, pubblicata su Tourism Economics e realizzata da Paolo Figini e Laura Vici dell’Università di Bologna insieme ad Alastasia Arabadzhyan dell’Università di York.
La ricerca ha analizzato circa 1.300 alberghi in sette destinazioni turistiche, tra cui Riccione.